El libro magico online dating

04-Oct-2018 23:33 by 5 Comments

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Matematica, astronoma e filosofa, come aveva già attestato il padre, Ipazia aveva tutti i titoli per succedere al padre nell'insegnamento di queste discipline nella comunità alessandrina, nella tradizione del glorioso Museo fondato quasi 700 anni prima da Tolomeo I Soter.Anche se il vecchio Museo non esisteva più da quando era andato distrutto al tempo della guerra condotta da Aureliano, la tradizione dell'insegnamento delle scienze mediche e della matematica era però continuata ad Alessandria, mantenendo intatto l'antico prestigio, come conferma anche Ammiano Marcellino, giunto ad Alessandria da Cirene per seguirvi i suoi corsi.

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In questo passo, Socrate Scolastico, scrivendo intorno al 440, indica che ad Alessandria l'unica erede del platonismo interpretato da Plotino era stata Ipazia: diversamente, Ierocle, alessandrino di nascita ma formatosi ad Atene nella scuola del neoplatonico Plutarco (350-430), indica nel suo maestro l'erede della filosofia platonica in una successione che procede da Ammonio Sacca e, attraverso Origene, Plotino, Porfirio e Giamblico, giunge a Plutarco di Atene.

Le fonti antiche le attribuiscono sicuramente un commentario a un'opera di Diofanto di Alessandria, che dovrebbe essere, secondo gli interpreti, l'Arithmetica, e un commentario alle Coniche di Apollonio di Perga.

È dubbio se ella abbia composto anche un'opera originale sull'astronomia, un Canone astronomico: la notizia di Suda — «scrisse un commentario a Diofanto, il Canone astronomico, un commentario alle Coniche di Apollonio» — non permette di comprendere se quel canone sia in realtà un commento a un'opera di Tolomeo, possibilmente quella già nota e citata dallo stesso padre Teone.

Un altro strumento costruito su indicazioni di Ipazia fu un idroscopio: «un tubo cilindrico avente la forma e la misura di un flauto.

In linea perpendicolare reca degli intagli, a mezzo dei quali misuriamo il peso dei liquidi.

Da queste parole si ricava che i matematici e gli astronomi del tempo di Ipazia non consideravano affatto l'opera di Tolomeo l'ultima e definitiva parola in fatto di conoscenza astronomica: al contrario, essa era correttamente ritenuta una semplice ipotesi matematica, segno che per gli astronomi alessandrini era necessario proseguire le ricerche, per giungere possibilmente alla reale comprensione della natura e della disposizione dell'universo.

L'idea di un Tolomeo sistematore della realtà astronomica appartiene alla più tarda epoca medievale.Lo stesso Dione di Prusa fu nella realtà un uomo come tanti altri, di media cultura e capacità, un oratore che però, una volta dedicatosi, seppur tardi, alla filosofia, «si applicò a educare gli uomini, fossero re o semplici cittadini, singoli o gruppi», abbandonando ogni retorica e ogni ricerca del successo personale nell'esclusivo interesse dell'educazione dei propri simili: e lo stesso aveva fatto Socrate, filosofo ben più grande, che mise a disposizione la propria sapienza a chiunque volesse indirizzarsi alla conoscenza e al bene.Ipazia «era giunta a tanta cultura da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo, a succedere nella scuola platonica riportata in vita da Plotino e a spiegare a chi lo desiderava tutte le scienze filosofiche.Tale diversità si può spiegare con la volontà di «mostrare che i soli veri eredi di Platone e di Plotino erano gli aderenti della teurgia giamblichea.Questo comportò la più completa omissione dei neoplatonici alessandrini da Ipazia a Sinesio in poi».È allora possibile che non vi sia mai stato, nel tempo, un distacco di Sinesio dagli insegnamenti di Ipazia, conformemente «alla tradizione platonica che mostra di avere alla sua radice la relazione maestro-allievo fra Socrate e Platone» e che sia pertanto individuabile in tutte le opere filosofiche di Sinesio, se non la lettera, almeno la traccia costante dell'insegnamento di Ipazia.